Ascolto attivo, come padroneggiare l'arte di ascoltare

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Durante le nostre giornate capita di pensare di essere moralmente superiori.
Dei giudici che dall’alto del nostro sapere puntiamo il dito contro chiunque pensiamo che sia nel torto marcio e non ascoltiamo. Questo non è costruttivo. Cosa s’impara nell’essere così? Nulla.

Non ascoltare ed interpretare e dialogare con se stessi senza cogliere le informazioni corrette porta ad un turbine di pensieri che portano a commettere anche grossolani errori.

E quale sarebbe la reazione corretta da fare? Ascoltare, naturalmente.

Ascoltare attivamente ciò che l’altra persona ha da dire.

Essere un ascoltatore attivo richiede un certo atteggiamento interno che permette di andare oltre le nostre impressioni e aspettative. Più concretamente è un’apertura che da la possibilità di riconoscere il valore negli altri.

Tuttavia, prima di tutto, richiede…il silenzio. Questo significa silenziare il giudice, insegnante, vittima, vendicatore, moralista, o qualsiasi altra voce che nasce dentro e che da forma ai nostri pregiudizi.

"Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno."

Ascolto attivo ed il suono del silenzio

Guardati intorno. Ovunque ti trovi in questo momento probabilmente ci sono molte persone o oggetti che occupano lo spazio intorno a te.

Tuttavia lo spazio non è influenzato dagli oggetti che lo riempiono.

Lo spazio del tuo ufficio mentre lavori al computer rimane lo stesso, indipendentemente dal fatto che tu sia dentro oppure meno. In termini molto semplici, gli oggetti hanno bisogno di spazio per esistere, ma lo spazio non ha bisogno di oggetti.

Le nostra mente è simile: spesso è piena di opinioni, ricordi, piani, aspettative e scenari futuri.

Il più delle volte, questi “oggetti” psicologici non sono altro che rumore. Questi oggetti hanno bisogno di uno spazio in cui esistere. Questo spazio che viene occupato è il silenzio nella nostra mente. È la coscienza. È il silenzio di cui abbiamo bisogno per poter realmente ascoltare.

Cerchiamo quindi di diventare più consapevoli e in sintonia con essa.

Fai ora con me un esercizio metti le mani in avanti con i palmi verso l’alto, come se dovessi ricevere dell’energia. 

Presta la tua attenzione a gambe, torso, braccia, spalle e testa. Percepisci la loro presenza. Diventa consapevole del respiro che fluisce dentro e fuori dal tuo corpo. Ora presta attenzione alla tua mente e fai le seguenti affermazioni:

  • Voglio conoscere me stesso al di là del mio corpo, della mia mente e delle mie emozioni.
  • Io sono la pace e libertà.
  • Sono il silenzio.

Osserva come il flusso dei tuoi pensieri si assottiglia e alla fine si ferma. Ogni volta che un nuovo pensiero arriva, basta lasciarlo passare. Rimani nel silenzio che per qualche minuto.

Hai un senso di profondo rilassamento e libertà? Forse anche un senso di gioia che non ha motivo di esistere?

Quando portiamo questo stato nella nostra vita quotidiana, diventa l’atteggiamento di apertura che è necessario per l’ascolto attivo

L’ascolto attivo parte dalla curiosità

Ascolto attivo empatico

“Non lo so!”.

Quando pronunci queste parole non senti un senso di libertà quando ammetti di non sapere?

Non c’è alcun dubbio, né alcuna pressione per difendere una certa risposta e nessun desiderio di convincere gli altri della tua verità. Sei onesto e quindi libero.

Non sarai mai un buon ascoltatore se pensi di conoscere già la persona con cui stai parlando o l’argomento che stai discutendo.

Questo piccolo atto di umiltà – ammettere la propria ignoranza – ti pone in uno stato di apertura creativa. Possiamo chiamarla curiosità e possiamo descriverla così: “Non lo so, ma voglio scoprirlo”. Scoprire, la scoperta è dinamica, mentre il sapere è statico e richiede un certo tipo di cecità mentale. Il fatto è che nulla è statico in questo mondo.

Questo stato di curiosità lo riconosci nei bambini, che sembrano guardare il mondo attraverso degli occhiali magici.

Lo senti quando sei in uno stato di flow, completamente immerso nella tua attività.

Puoi averlo dimenticato o credere che arrivi solo in certe situazioni, ma in realtà è sempre lì, dentro di te, in attesa del tuo riconoscimento. Ma per riacquistarlo e applicarlo è necessario praticare il non sapere.

Quando hai una conversazione con qualcuno su qualsiasi cosa cerca di evitare di avere un’opinione su chi hai di fronte. Sperimenta l’ascolto senza interpretazione, senza essere d’accordo o in disaccordo. Prova questo esperimento più volte nel corso della tua giornata.

"Cercare prima di capire e poi di essere compresi."

Ascoltare! Siamo tutti unici!

Ogni singola cosa, essere umano o situazione è completamente e diversamente unica, proprio come le nostre impronte digitali. È ciò che rende possibile la bellezza e l’apprendimento. Questo è un dato di fatto e non richiede sforzi o argomentazioni.

L’ascolto attivo richiede quindi l’accettazione della propria unicità e il rispetto di quella degli altri.

La comunicazione costruttiva fallisce quando cerchiamo di imprimere il nostra metro di misura unico su quello degli altri. Questa tendenza ad imprimere si manifesta quando iniziamo a credere che l’unicità di un altro è una minaccia personale per la nostra.

Lo scopo principale dell’ascolto attivo è quello di scoprire quale unicità l’interlocutore può portare al mondo e come possiamo farla emergere e cosa possiamo imparare da essa.

Sperimenta l’ascolto di nuovo come ti ho detto nel capitolo precedente. Ma questa volta, ogni volta che provi, a parte il non avere una tua opinione personale, chiediti anche:
Che cosa ha valore in ciò che sto ascoltando? Cosa posso imparare?“.

Prova questo esperimento più volte nel corso della giornata. Sii molto attento in modo da poterti rendere conto di quando le voci nella tua testa cercano di giudicare, di avere ragione o di convincere.

Ascolto attivo esercizi: il gioco del giornalismo

Questo è un piccolo gioco di giornalismo che dovrebbe darti l’opportunità di applicare i concetti che abbiamo visto finora. Sarà necessario coinvolgere un’altra persona: un amico, un collega o un tuo familiare.

Sei un giornalista. Il tuo compito è quello di scoprire di più sul tuo interlocutore. Hai tre minuti per fare le tue domande. L’obiettivo è quello di cercare di farlo aprire in modo che tu possa scoprire qualcosa di completamente nuovo per te oltre magari alla taglia della maglietta.

Ora scambia i ruoli e fai un altro giro di tre minuti. Alla fine alzatevi e presentatevi come il vostro interlocutore utilizzando le informazioni che hai scoperto nell’intervista.

Non ci sono istruzioni speciali per l’esercizio, quindi non c’è motivo di aver paura di commettere errori. Lo scopo è di rimanere curioso (non importa quanto bene tu creda di conoscere la persona che stai intervistando), cercare di scoprire informazioni preziose per te e/o per il tuo interlocutore, e divertirti a conoscerle.

Subito dopo l’esercizio prendete carta e penna e scrivete tutto ciò che sembra memorabile. Potete usare alcune (o nessuna) di queste domande per aiutarvi:

  • Come mi sono sentito?
  • Mi sentivo a disagio?
  • Cos’è stato piacevole?
  • Cosa è cambiato nel modo in cui vedo il mio interlocutore?
  • Come mi ha cambiato/a l’esperienza?

Ascolto attivo: la scoperta

Ascolto attivo

Il gioco che hai fatto dà un grande suggerimento: cerca di scoprire informazioni preziose per te o per il tuo interlocutore e divertiti a imparare da loro e con loro.

In altre parole diventa giornalista e inizia a fare domande! 

Fare domande è un ottimo modo per tenere lontana la voce del giudice, specialmente se accompagnato da un onesto desiderio di imparare piuttosto che dimostrare una prospettiva personale preesistente.

Inizia già da oggi a porti l’obiettivo di fare più domande senza diventare troppo insistente, questo è importante.

Immagina di essere un bambino curioso. Non conosci molto di alcun argomento, ma oggi hai davvero sete di imparare di più da ogni persona che incontri. Oggi lascia che tutti quelli con cui parli siano i tuoi insegnanti!

  • Cosa si può imparare da o su di loro?
  • Cosa rende unica ogni persona che incontri?
  • Cosa ha funzionato nel modo in cui hai fatto le domande e cosa non ha funzionato?
  • Che tipo di domande sono state più efficaci?

"Chi fa una domanda è uno sciocco per cinque minuti; chi non fa una domanda rimane uno sciocco per sempre."

Come fare buone domande?

Porre domande aperte

Le domande a cui si può rispondere con un “sì” o un “no” sono da evitare.

A volte, però, sono buone per verificare le informazioni ma è necessario farle seguire con domande aperte.

Stai attento a porre domande meccaniche e preparate in anticipo, perché potresti perdere l’opportunità di approfondire seguendo la discussione.

Andare più a fondo

Poiché temono le critiche o non hanno sufficiente conoscenza o esperienza su un argomento, le persone spesso temono di aprirsi risponderanno in modo generale e non personale.
Quando accade è bene ricordare che ciò che stiamo cercando di scoprire è quello che rende il nostro interlocutore unico e prezioso. Quando danno una risposta generale chiedi cosa significa quella particolare cosa e che significa per loro.

Domande di osservazione

Molti dettagli possono darci indizi utili per aiutarci a capire meglio il nostro interlocutore: il linguaggio del corpo, il tono della voce, le circostanze in cui stiamo avendo la conversazione, ecc.
Prestare attenzione a tutti questi fattori ci aiuterà a porre domande migliori e potremmo anche essere in grado di indovinare una o più cose.

Prestare attenzione ti aiuterà ad essere presente alla discussione ed a mantenerla viva.
Ti aiuterà a stare “fuori dalla tua testa” e ad essere più attento allo scambio di informazioni.

Ora ritorna ad essere un bambino, proprio come nel capitolo precedente: esci e fai domande. Questa volta prova a sperimentare con i suggerimenti che ti ho dato sopra.
Sei diventato più efficiente nello scoprire le cose?

Entriamo in sintonia

Ascolto attivo sintonia

Abbiamo discusso alcuni modi di usare le domande per far emergere l’unicità nei nostri interlocutori. Ora facciamo un altro passo in avanti.

Trovare informazioni interessanti e preziose sulle persone con cui comunichiamo è fantastico, dobbiamo anche assicurarci che si sentano ascoltate e comprese.

A seconda della situazione ripeti all’interlocutore con le proprie parole ciò che ti ha detto.
In PNL si chiama ancoraggio e serve per far sentire in sintonia con te la persona alla quale ti stai rivolgendo.
Ora in questo mio articolo non approfondirò il discorso PNL, ti invito comunque, se sei interessato, ad approfondire l’argomento con libri ed audiolibri di esperti del calibro di Claudio Belotti o Paolo Borzacchiello.

Il riprendere le parole, ho notato, serve a due scopi: ti aiuta a verificare che tu abbia compreso il messaggio e rassicura l’altra persona che stai ascoltando veramente.

Questo è particolarmente importante quando notiamo la nostra tendenza a perdere ciò che dice l’altro perché ci concentriamo invece sulla nostra risposta, perdiamo la nostra attenzione consapevole sul nostro interlocutore.

Altrettanto importante se l’argomento che state discutendo è sensibile o complicato, o quando avete bisogno di verificare dei fatti concreti.

Prova a praticare, questo parafrasare, nelle tue conversazioni di oggi. Non preoccuparti di sentirti sciocco a ripetere ciò che la gente dice. Potresti rimanere sorpreso di come riuscirai a capire bene il messaggio e l’altra persona si sentirà ascoltata.

Una avvertenza. Evita di ripetere come un pappagallo senza testa. Fai finire il discorso e poi alla fine potresti dire “Quindi mi stai dicendo che…”.

Ascolto attivo ed empatia

Conoscersi non porta mai all’odio, ma quasi sempre all’amore.

Credo che lo scopo principale della comunicazione sia quello di cercare l’armonia tra due o più persone.

Si tratta di esplorare la nostra comune umanità nelle sue varie forme di espressione.

Per questo motivo credo che l’argomento che stiamo discutendo in questo capitolo sia uno dei più importanti nel nostro tentativo di raggiungere l’armonia nella comunicazione.

L’empatia richiede di stabilire una connessione a livello emotivo. Non possiamo connetterci o capire senza cercare di vedere le cose dalla prospettiva dell’altra persona.

Questo è ciò che cerchi di ottenere alla fine del gioco giornalistico, quando ti ho chiesto di essere il tuo interlocutore. Quando eri nei panni dell’altra persona, non hai sentito un dentro di te una comprensione maggiore?

Per imparare ci vuole la pratica, la teoria, il sapere fine a se stesso è inutile quindi ora ti faccio fare un po’ di esercizio.

Richiedi l’aiuto del tuo partner del gioco del giornalismo.
Questa volta, il gioco consiste semplicemente nel guardarsi negli occhi per 30 secondi. C’è un solo scopo qui: vedere semplicemente l’altra persona come un essere umano.

Notate i sentimenti che vi attraversano durante questo esperimento: vulnerabilità, vergogna, paura, rabbia, qualunque cosa sia. Lasciateli passare. Superandoli, riesci a vedere la tua umanità negli occhi dell’altro?

Naturalmente trattatelo come un gioco di introspezione e non come un modo per mettere le persone a disagio fissandole a caso durante le conversazioni.

Ricorda che l’ascolto attivo riguarda il tuo interlocutore, non tu; si tratta di capire, non di essere compresi.

"L'empatia consiste nel trovare echi di un'altra persona in te stesso."

Due parole per concludere

Non sono anch’io in alcun modo un esperto. Mi sono informato e cerco ogni giorno di migliorarmi. Proprio come te, sono sulla stessa strada per diventare un ascoltatore migliore (e quindi un essere umano migliore).

Alla fine, il successo di questo mio articolo, più formativo che solo informativo, nella tua vita, sarà misurato dai cambiamenti reali che ti aiuta a fare nel modo di comunicare.

Per imparare ci vuole la pratica e quindi esercitati, cerca di “intervistare” una nuova persona ogni giorno, o due, per 30 giorni.

Può essere una persona familiare: tua madre o tuo padre, fratello o migliore amico. Può essere una semplice conoscenza o uno sconosciuto.

Utilizza tutti i principi e le tecniche che hai visto in questo articolo. Mettili alla prova e scopri cosa funziona meglio per te.

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