Problem solving, metodologia e mindset per risolvere i problemi

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Problem solving ovvero per definizione il complesso delle tecniche e delle metodologie necessarie all’analisi di una situazione problematica allo scopo di individuare e mettere in atto la soluzione migliore.

Con questa definizione Wikipedia ci viene in aiuto per capire cos’è il problem solving. Un metodo ecco cos’è.

In questo articolo approfondirò bene l’argomento in particolar modo imparerai:

  • Come controllare il nostro cervello.
  • Sapere di non sapere.
  • Conoscere il vero problema.
  • Credere in una soluzione semplice.
  • …e molto altro.

Quindi partiamo con la base. Ti parlo di cervello.

Il cervello sceglie la via più breve

I problemi, quelli tosti, sono dappertutto: si nascondono, irrisolti, in tutti gli aspetti della nostra vita.

Quando non riusciamo a risolvere questi problemi difficili, spesso impariamo a lavorare intorno a loro, a buttare soldi e risorse contro di loro, o semplicemente conviviamo con loro.

Ma possono essere risolti e andranno a beneficio della nostra vita, del nostro lavoro e delle nostre comunità.

Per risolvere questi difficili problemi, dobbiamo cambiare i nostri comportamenti.

Quando ci troviamo di fronte a un problema o qualcosa che si rompe, il nostro cervello si illumina per portarci il più brevemente possibile alla soluzione e ci mettiamo subito al lavoro e questa è la via più breve.

Il nostro cervello sceglie sempre la via più breve per dare una risposta veloce ed immediata.

Questo concetto deriva dal nostro cervello rettile che svolge tutte le funzioni per la nostra sopravvivenza. Supportato dalla neurocorteccia che giustifica logicamente le nostre scelte.

L’idea del cervello trino fu dello scienziato Paul MacLean ed elabora un modello del cervello descritto come triune brain, cioè cervello uno-trino o cervello tripartito.

Questo studioso afferma che seguendo l’evoluzione dell’essere umano di conseguenza anche il nostro cervello ha seguito delle fasi evolutive ed ha distinto 3 parti. Cervello rettiliano, sistema limbico e la neocorteccia.

Chiusa parentesi sul cervello tripartito torniamo all’indovinare la risposta.

Questo “indovinare” la soluzione è naturale e si rafforza nel corso della nostra vita. Al lavoro, spesso ci troviamo di fronte a pressioni per agire subito.

Ci piace indovinare perché è veloce e funziona per problemi facili, ma non aiuta a risolvere i problemi più difficili.

I problemi più difficili hanno centinaia o migliaia di potenziali cause alla radice, ed è improbabile che tu possa indovinare quella giusta.

Ogni volta che si “escogita” una potenziale causa o soluzione di cui non si è certi, si sta in poche parole, tentando la fortuna.

Ipotizzare, teorizzare, fare brainstorming, elencare le opzioni probabili tutto questo è indovinare.

Alcune metodologie di problem solving, in modo errato, abbracciano l’indovinare.

Se ti capita un metodo di problem solving che ti dice di trovare “possibili cause” o qualcosa di simile, stanne alla larga.

Indovinare i problemi difficili ha una serie di svantaggi.

In primo luogo, ci vuole tempo e risorse per testare ogni ipotesi.

Con una lunga lista, è probabile che si sprecheranno un sacco di entrambi.

Peggio ancora, c’è una buona probabilità che la causa principale non sia nella tua lista e non hai modo di sapere fino a quando non hai provato tutto il resto, che potrebbe richiedere mesi.

In secondo luogo, tentare la fortuna ad indovinare la soluzione può peggiorare le cose.

Quando si tenta di implementare una soluzione ma non si capisce veramente la causa alla radice del problema, si potrebbero causare nuovi problemi.

Basta che pensi alla medicina e come la storia di pratiche a dir poco stravaganti ne è costellata. Strani arnesi, sanguisughe, la stessa formula della Coca-Cola. Persone che tiravano ad indovinare sulla pelle delle altre persone.

Infine, l’indovinare ti priva della capacità di conoscere il sistema su cui stai lavorando e di migliorare le tue capacità di problem solving.

Se sei fortunato e la tua ipotesi funziona, stai semplicemente rafforzando l’idea che il “caso” ti aiuterà la prossima volta piuttosto che costruire preziose competenze.

Questo sistema ad “indovinare” ti farà perdere tempo e ti distrae se non sei esperto nel risolvere problemi difficili.

Se delle idee per dei tentativi affiorano, riconoscile per quello che sono, prenditi il tempo necessario per farle passare.

Problem solving e la percezione del problema

Problem solving didattica

Spesso vedo il problem solving fatto quasi esclusivamente a una scrivania, in una sala conferenze o dietro un computer.

Oppure, se le persone sono sul campo, agiscono immediatamente e provano diverse soluzioni.

Per problemi di qualsiasi difficoltà è necessario iniziare con le mani in tasca e occhi ben aperti. È necessario studiare il problema in dettaglio.

Cosa fa un buon medico quando ti siedi davanti a lui e descrivi i tuoi sintomi?

Studia il problema prima di fare una potenziale diagnosi o di eseguire test complessi o costosi.

Ti chiede di muoverti, piegarti, respirare profondamente, tossire, vuole sapere cosa hai mangiato o se fai dell’attività fisica.

Se la posta in gioco è alta o la causa è difficile da individuare, programmerà una radiografia, una risonanza magnetica, una TAC ma solo dopo aver usato metodi diagnostici più semplici.

Questo è il punto da capire, quello della percezione del problema: avvicinarsi raccogliendo informazioni su come il problema si sta manifestando.

Puoi pensare a te stesso come un medico che capisce i sintomi o un detective che raccoglie indizi sulla scena del crimine.

I grandi risolutori di problemi sono attenti ai dettagli e approfondiscono l’argomento.

Prendi appunti, foto e video e usa strumenti per misurare il problema, ovunque sia appropriato. Non limitarti alle informazioni superficiali.

Se guardi esclusivamente come si manifesta il problema è probabile che sviluppi un metodo fallimentare.

Se possibile, capire dove il problema si verifica e non si verifica, quando il problema ha avuto inizio e quante volte il problema si verifica per generare così una visione critica.

Ecco il tipo di domande da porre quando si ha la percezione del problema:

  • Che aspetto ha il problema?
  • Se si guarda attentamente, è sempre lo stesso ogni volta?
  • Quando hai visto per la prima volta il problema?
  • C’è un modello che noti se guardi il problema per più tempo?
  • Dove ti aspetteresti di vedere lo stesso problema ma in realtà non lo vedi?

Guarda un solo evento e molti insieme, quando possibile e vedi cosa scopri.

Anche in questo caso, non stai cercando di indovinare la soluzione; stai semplicemente cercando di capire i fatti di come si manifesta il problema.

Non è sempre facile ottenere le informazioni che rispondano alle tue domande.

Se una macchina si muove troppo velocemente per permettere a chi risolve i problemi di vedere uno schema con i propri occhi, registrala con una telecamera e rallenta l’azione.

Se una linea di produzione sbaglia a contare unità prodotte, vai e conta tu stesso.

Lavora a stretto contatto con coloro che meglio comprendono il sistema o il processo per scoprire dove cercare le informazioni per rispondere ad ogni domanda.

Qualcuno potrebbe usare questo come scusa per vagare senza meta in giro a guardare le cose o affogarsi in una marea di dati: questa è una perdita di tempo.

Poni domande specifiche sul comportamento di quel problema e trova le informazioni che rispondono alle domande. Non limitarti a curiosare sperando di trovare qualcosa: devi essere focalizzato come un puntatore laser.

Non sai che pesci pigliare? Può succedere, tranquillo, fai un passo indietro, capisci bene a quale domanda stai cercando di rispondere e vai a cercare le informazioni di cui hai bisogno.

Consapevolezza della propria ignoranza

In questa parte dell’articolo parlerò di una mentalità sempre critica, ma necessaria soprattutto quando si fiuta il problema.

Essere coscienti della propria ignoranza è qualcosa in cui la maggior parte delle persone sono davvero mal disposte per un sacco di ragioni, ed è un comportamento che fa risaltare tra la folla i più capaci.

Per sviluppare la capacità di risolvere ogni problema che ci si pone davanti bisogna diventare padroni del problema e del processo che lo influenza.

Bisogna essere concentrati sull’apprendimento invece di dimostrare la conoscenza che già si possiede.

Si fanno domande che altri potrebbero pensare che siamo stupidi per assicurarsi di avere fatti concreti.

Perché nascondiamo la nostra ignoranza?

Spesso abbiamo paura di ammettere ciò che non sappiamo, anche a noi stessi: è confortante immaginare di avere già una buona idea della soluzione al nostro problema e di poter agire.

Questa esigenza di comfort è rafforzata nella nostra educazione, dove siamo ricompensati per avere la risposta giusta e agire immediatamente.

La zona di comfort è protetta anche dal nostro cervello che cerca in tutti i modi di non fartela lasciare. Per un discorso di energie spese. “Se fai le stesse cose io non spreco energia per attivarmi ulteriormente”.

Fare domande può essere anche emotivamente difficile. Le persone hanno paura di sembrare stupidi di fronte a colleghi, amici e clienti.

In definitiva, è la paura di essere “esposti” che induce molte persone a nascondersi dietro la loro ignoranza e ad accettare una cattiva soluzione a dei problemi.

Anche quando ci si immerge in un problema c’è la paura di sembrare ignoranti o “stupidi” facendo domande che si “dovrebbe sapere”.

Quando le persone si nascondono dietro la loro ignoranza, non contribuiscono a risolvere il problema.

Fanno finta di sapere qualcosa che non sanno: in questo modo danno un segnale sbagliato all’azienda e sviluppano o rafforzano miti e leggende organizzative.

Tutto questo avviene al posto di domande davvero utili.

Chi risolve veramente i problemi non ha paura della propria ignoranza e nemmeno che gli altri la vedano.

Le grandi domande provocano nuove intuizioni e mettono coloro che conoscono il processo o il sistema in grado di contribuire con la loro esperienza.

I grandi risolutori di problemi costruiscono fiducia e non hanno bisogno di presentarsi come onniscienti.

Non hanno paura di fare domande apparentemente “stupide” perché capiscono che risolvere un problema difficile è più importante.

Oltre ad ammettere la propria ignoranza bisogna farsela amica.

Usa la tua ignoranza per aiutare gli esperti ad avvicinarsi alla soluzione del problema o al processo che porta a tale scopo.

Lo sforzo di spiegare semplicemente un processo complesso ad una persona intelligente ed ignorante in realtà porta le persone più vicine al problema ed a sviluppare una nuova visione.

Conoscere il problema

Problem solving metodologia

Sapere quale problema si sta risolvendo potrebbe sembrare ovvio e che non vale la pena di pensarci, ma la stessa volontà di ignorare questo comportamento spreca energie che potrebbero essere usate per la soluzione stessa del problema.

Si dovrebbe porre grande attenzione nel definire il problema in modo accurato e preciso.

Una cattiva definizione del problema è una forma particolarmente insidiosa di “indovinare”.

Quando la stessa definizione del problema è un’ipotesi della soluzione, distrae chi vuole risolvere il problema e porta quest’ultimo verso una direzione sbagliata.

Questo porta a investire risorse, tempo, denaro, energia emotiva, ecc. in qualcosa che non risolverà il nostro problema o potrebbe addirittura peggiorare la situazione.

Ora facciamo qualche esempio.

ProblemaDefinizione del problema
“La porta è rotta”“C’è una chiave incastrata nella toppa”
“Il mio PC è non funziona”“Il mio hard disk è troppo pieno”
“Gloria è arrabbiata”“Non fai mai i complimenti a Gloria per il suo lavoro”
“La mia doccia è vecchia”“La doccia è piena di calcare”
“Ho le ossa grosse”“Non sto bene con il mio peso”

Evita di essere intrappolato nel risolvere il problema sbagliato definendo il problema senza pregiudizi o ipotesi.

Definisci il problema obiettivamente in modo che sia misurabile e tangibile.

Come faccio ad essere obiettivo?

L’approccio più utile per definire bene il problema è strutturarlo come variabile misurabile.

In questo modo, consideriamo il problema come qualcosa che possiamo misurare oggettivamente, e rimuoviamo sia il tentativo di indovinare che l’attaccamento emotivo alla definizione del problema.

Definire il problema come variabile ci aiuta ad essere più specifici su cosa sia realmente il problema.

Se abbiamo una pressione insufficiente nel nostro soffione della doccia, definire il problema come “bassa pressione dell’acqua” piuttosto che “la doccia è rotta” ci pone immediatamente su un percorso più produttivo per risolverlo.

Utilizza le informazioni ed elementi circostanti per determinare il modo giusto per definire il problema su cui stai lavorando.

Assicurati di definire il tuo problema come qualcosa che rientra pienamente nel tuo ambito di applicazione, che non contiene alcuna ipotesi e descrivi con precisione ciò che viene osservato.

Problem solving: scava in profondità

Quando un sistema non funziona bene, qualcuno deve capire come deve funzionare, alla giusta profondità, per risolverlo.

L’essere superficiali non paga.

Se vuoi diventare un vero risolutore di problemi devi scavare in profondità nelle fondamenta delle parti specifiche del sistema che influenzano il problema. Da poterlo così risolvere in modo metodico e disciplinato.

Ogni sistema o processo nel mondo opera secondo alcuni principi fondamentali.

A meno che il sistema o processo non sia veramente oltre la frontiera della conoscenza umana, puoi usare la tua comprensione di questi principi per capire cosa sta guidando il tuo problema.

Questi primi principi sono le forze scientifiche e di logica.

Quando si scava in profondità, si capisce come questi principi influenzano direttamente il problema. Non è necessario capire come funziona l’intero sistema o processo, il che, a volte, è quasi impossibile. Stai cercando di delimitare la parte del sistema che si riferisce direttamente al tuo problema.

Affrontare il problema in questo modo è fondamentale se si vuole evitare di andare avanti a colpi di fortuna.

Piuttosto che indovinare le possibili cause o elencare i “fattori”, stai imparando come il sistema controlla il problema a un livello profondo.

Un ottimo modo per inquadrare il tutto è capire cosa controlla direttamente la variabile problematica, è la variabile che ti dice se hai o meno un problema.

Comprendi il sistema dalla prospettiva di quella variabile e sarai in grado di trovare le variabili (principi misurabili) che determineranno il valore di quella variabile problematica.

In questo modo si capiscono i primi principi fondamentali che stanno alla base del problema.

Per sviluppare questa comprensione la cosa migliore che puoi fare è guardare cosa sta succedendo. Osservare il sistema mentre il problema si sta verificando, per capire.

Per approfondire puoi costruire un modello del sistema per semplificare ciò che stai vedendo.

Per scavare in profondità dovrai imparare sia le specificità di quel sistema che alcune delle particolari conoscenze tecniche che stanno dietro ad esso.

A volte è necessario sfogliare il manuale o un libro di testo particolare o cercare il supporto di qualcuno che sappia di più su qualsiasi cosa si sta lavorando.

Dai sistemi semplici a quelli altamente complessi, andare in profondità si rivelerà prezioso.

Esperti SI esperti NO

Problem solving psicologia

Quando si risolvono problemi difficili, incontrerai qualcosa che non conosci o non capisci. A volte la tua formazione non è sufficiente.

In momenti come questi cercherai probabilmente l’aiuto di un esperto.

Anche se possono essere fondamentali per aiutarti a risolvere un problema difficile, molte persone si affidano troppo a loro, sbagliando. E questo li mette nei guai.

Le persone spesso si affidano agli esperti quando non sono sicuri di poter fare rapidi progressi nella risoluzione di un problema difficile.

In genere, credono che sarà un percorso più rapido, più facile e più sicuro.

Magari hanno avuto esperienze in cui hanno risolto problemi più semplici e ora presumono di trovarsi di fronte a una serie di circostanze simili.

A volte le persone sperano anche che l’esperto dia loro una copertura con il capo. In modo da scaricare la colpa dell’eventuale danno.

In fin dei conti l’intervento di un esperto dimostra che stai agendo, vero?

Una volta che un esperto decide qualcosa, può essere molto difficile contestare la sua decisione.

Tuttavia a volte si sbagliano o intraprendono un percorso improduttivo, che è molto più probabile che si verifichi quando si lavora su problemi difficili.

Quando chiedi a un esperto di risolvere il problema per te piuttosto che aiutarti a capire dettagli specifici, diventi totalmente dipendente da loro.

Chiedere a loro di risolvere il tuo problema per te è improbabile che porti ad una soluzione vantaggiosa.

Ci sono tre fattori che possono mettere gli esperti in una posizione particolarmente negativa:

  • l’esperto può sentire il bisogno di trovare una risposta rapida.
  • l’esperto può non essere allineato con il tuo obiettivo.
  • sa troppo e non ha la mente elastica.

Il primo pericolo di affidarsi a un esperto è la loro necessità di avere una risposta rapida.

“Ehi, tu sei l’esperto del settore. Qual è la risposta?”.

Questo spinge un esperto a tentare di indovinare subito una soluzione.

Se chiedi a un esperto di indovinare una soluzione per te, probabilmente ti darà la sua migliore ipotesi piuttosto che dire: “Non lo so!”. Quindi evita di metterlo in quella posizione.

Poi c’è spesso un conflitto di interessi di base tra un esperto e te o il tuo team, indipendentemente dal fatto che l’esperto sia interno o esterno alla vostra organizzazione.

Un esempio di base è un fornitore. In base al loro compenso possono farcire la loro visione della soluzione che pensano che tu abbia bisogno, perché sono entusiasti di venderti qualcosa.

In generale, se stanno spendendo i tuoi soldi il loro incentivo sarà diverso dai tuo.

Un altro pericolo di affidarsi agli esperti in un determinato campo è che la loro vasta esperienza può essere un ostacolo mentale alla soluzione di un unico, difficile problema.

Secondo “The Curse of Knowledge”, la “maledizione della conoscenza” di Carl Wieman, è un pregiudizio cognitivo che porta le persone altamente informate su un argomento a non essere in grado di pensarci in un modo nuovo con una visione nuova.

Il troppo sapere distrugge la creatività.

Come utilizzare gli esperti?

La prima regola nel lavorare con gli esperti è smettere di chiedere loro di risolvere il tuo problema.

Non chiedere a loro: “Che cosa sta causando questo?”.

Piuttosto chiedi di aiutarti a capire come funziona qualcosa. Chiedi di indicarti la direzione giusta per le risorse necessarie per comprendere il sistema.

Credere in una soluzione semplice

Spesso, le persone rendono i problemi più grandi di quello che sono.

La gente rende i problemi difficili ancora più difficili perché è confortante, c’è meno lavoro da fare per il tuo cervello. Non lo so risolvere quindi evito di lavorare.

Se un problema diventa una bestia a tre teste, possiamo convincerci che c’è qualcosa di speciale che ci ha impedito di risolverlo, piuttosto che accettarlo come insormontabile, magari è perché ci mancano le competenze adeguate.

Bisogna puntare ad una semplice soluzione anche ai problemi difficili.

Questa convinzione mette la responsabilità dell’azione in primo piano. In questo modo prendi fiducia e tenacia per spingerti avanti.

Cosa intendo per soluzione semplice?

Una volta compresa la vera causa alla radice – l’una o due variabili che non funzionano in modo appropriato in un sistema complesso – si sa esattamente cosa c’è di sbagliato.

Quando sai veramente cosa c’è di sbagliato, sarai in grado di implementare la soluzione più semplice possibile.

Cosa succede quando non si crede in una soluzione semplice?

Quando non credi in una soluzione semplice ad un problema difficile, credi in una soluzione complessa.

Queste soluzioni complesse sono facili da trovare ma tendono ad essere costose.

Invece di capire cosa sta causando la rottura di qualcosa spesso si procede semplicemente a comprarne una nuova.

Oppure si implementa una complessa soluzione di “gestione”. Queste soluzioni complesse risolvono i sintomi invece di curare la malattia. Nel migliore dei casi sono dispendiose.

In molte organizzazioni le persone sono così abituate a un modello di risoluzione dei problemi che pensano che i problemi complessi devono avere una soluzione complessa.

La prima volta che le persone sono esposte ad una soluzione semplice ed elegante possono reagire male: presuppongono che una soluzione semplice significa che il problema era semplice, e qualcuno deve essere stato un idiota per permettere che si verifichi.

Per essere abile nella risoluzione dei problemi devi risolvere questo bias cognitivo, questo problema, nella tua mente ora.

Cosa succede quando si crede in una soluzione semplice?

La tua semplice soluzione, risultante dalla corretta risoluzione del problema difficile, ti darà sempre il risultato più efficace, qualunque sia il tuo obiettivo.

Se credi in questa semplice soluzione, il tuo comportamento cambierà.

In primo luogo si sta andando ad attaccare il problema piuttosto che lavorarci intorno.

In secondo luogo non ti accontenterai di soluzioni complesse.

Se credi che la lavatrice sobbalza durante la centrifuga perché semplicemente c’è da regolare un piedino di appoggio di certo non ne comprerai direttamente un’altra.

Assicurati di festeggiare, celebrare le soluzioni semplici nella tua azienda o al lavoro quando le trovate voi o altre persone.

Festeggia la risoluzione dei problemi piuttosto che dare la caccia a chi ha “incasinato tutto”.

Questo è un inizio e il successo ripetuto nel risolvere problemi di difficoltà crescente porterà ad una convinzione sempre più profonda che una soluzione semplice esiste sempre.

Prendere decisioni basate sui fatti

Problem solving scuola

Quando si risolvono i propri problemi difficili, si avranno punti di decisione in cui, inevitabilmente, sorgeranno delle opinioni.

Se lavorate con un team, ogni membro può avere opinioni diverse.

Anche tu non sei privo di opinioni, ma ciò che ti rende diverso è che le riconosci e le metti da parte.

Forse ti può sembrare ovvio.

Tuttavia, ho scoperto ed immagino lo hai notato anche tu più volte, che nel mondo degli affari, nella vita privata, in politica, molte persone non usano i fatti, specialmente quando ci sono particolari motivazioni per evitarli.

La maggior parte delle persone crede di prendere decisioni basate sui fatti quando, di fatto, prendono decisioni basate sulle opinioni. Il che è molto diverso.

Un modo comune è quello di utilizzare la “saggezza del gruppo” o la saggezza di esperti (interni o esterni) per prendere decisioni.

Questo tipo di processo decisionale è in realtà incoraggiato da alcuni approcci di problem-solving.

A volte chi risolve i problemi utilizza le proprie convinzioni sui fatti, o le convinzioni di altri, per prendere decisioni, piuttosto che verificare i fatti stessi.

Questo è un problema che si verifica in particolare quando qualcosa è “noto a tutti”.

Probabilmente hai visto situazioni negli affari in cui un brainstorming di gruppo è seguito da una votazione su ciò che ha la massima priorità.

Non sarebbe meglio se elaborassero matematicamente quale delle idee potrebbe avere il maggiore impatto oggettivo e stabilire le priorità sulla base dei risultati?

Possiamo farlo usando i fatti per determinare quale sia il più obiettivamente valido per l’azienda.

Il processo decisionale basato sull’opinione pubblica impedisce il progresso quando viene applicato erroneamente a problemi pratici.

Semplicemente andrai nella direzione sbagliata e non risolverai il problema.

Se stai cercando di risolvere un problema relativo alla tecnologia, al business o alla salute, chi è incaricato nella risoluzione dei problemi deve seguire solo i fatti.

Bisogna essere perseveranti non solo nell’ottenerli ma anche nell’ottenere i fatti giusti per prendere una decisione corretta.

Considera l’orso. È un fatto che l’orso può ucciderti. Ma questo non supporta la decisione di non camminare più nei boschi quando si è perfettamente disposti a guidare il venerdì sera con autisti che girano ubriachi sulla strada. I fatti giusti per la situazione giusta, questo fa la differenza.

Se puoi discuterne, è un’opinione. I fatti sono indiscutibili e pienamente verificabili.

Rimani sull’obiettivo

L’ultimo comportamento di chi vuole risolvere davvero i problemi è quello di rimanere sull’obiettivo. Focalizzarsi.

Ci possono essere migliaia di variabili potenziali da esaminare e centinaia o migliaia di cause potenziali alla radice.

Il tuo viaggio verso la causa principale è irto di distrazioni che possono condurti in deviazioni e portarti verso il disastro.

Per risolvere un problema difficile, è necessario concentrare rapidamente e costantemente i propri sforzi e fare particolare attenzione a rimanere sull’obiettivo, evitare distrazioni e assicurarsi di semplificare il problema piuttosto che complicarlo.

Quindi puoi capire che bisogna andare verso la causa principale in modo metodico, usando ciò che hai imparato in questo articolo per eliminare vaste aree di possibili cause e modi di indagare senza doverle studiare direttamente.

Se non lo fai, finirai per impantanarti e ampliare all’infinito la portata del tuo problema.

Molti metodi di problem solving ti incoraggiano a farlo: invece di restringere i modi di indagare, ti chiedono di elencare quante più cause possibili. Sprecando mesi e denaro per provare ogni soluzione possibile.

Invece di cercare di identificare e testare tutte le possibili cause alla radice, suddividi il problema in più parti ed elimina il maggior numero possibile di queste parti prima di approfondire.

Quindi scomporre il problema identificando i primi principi immediati, o variabili, che controllano la variabile principale del problema.

Invece di espandere ciascuna di queste variabili approfondendole, puoi eliminarne quante più possibile e approfondire solo quelle che non puoi eliminare.

Se una variabile non contribuisce al problema, si elimina.

Quando si elimina una variabile non è più necessario preoccuparsi di tutto ciò che influenza quella variabile.

In questo modo si possono eliminare centinaia di possibili cause alla radice in una sola volta.

Questo comportamento ripetuto di scavare e poi semplificare è il percorso verso la causa principale del problema che vuoi risolvere.

Questo è forse il cambiamento concettuale più importante che i risolutori di problemi abbracciano non appena smettono di indovinare.

Diventa il più grande esperto di problem solving

Problem Solving MigliorareSempre

Nessuna abilità nasce dall’oggi al domani, serve pratica e costanza.

Per diventare un grande risolutore di problemi è necessario non solo risolvere problemi, è necessario praticare consapevolmente quello che si sta facendo.

Se vuoi che questi comportamenti diventino abitudini, quindi trattali come tali ed impara ad utilizzarli ogni giorno.

Dalla mia esperienza personale ti passo questo mio pensiero.

Ci sono due elementi nella vita. Gli eventi certi ed i problemi.

I primi bisogna prenderne atto, come la morte di un tuo caro, quello è un evento certo e bisogna prenderne atto che non si può cambiare, è successo, vai avanti.

I problemi si possono risolvere. Lasciare a metà strada un problema difficile è un errore. In questo modo non si concluderà mai niente nella tua vita. Io ho perso quasi 60 kg.
E’ stata dura ho visualizzato il mio obiettivo e l’ho raggiunto. Visualizza il tuo obiettivo e lotta, combatti, per raggiungerlo.

Altra cosa è il troppo ottimismo che può renderti pigro, niente si risolve da solo, niente è gratis, tutto ha un suo prezzo, un costo, che qualcuno paga. Rimboccati le maniche e lavora.
La semplice decisione di risolvere qualcosa non risolverà il problema.

I migliori risolutori di problemi tengono in mente due convinzioni contraddittorie: credono di avere le competenze necessarie per risolvere il problema e temono che questo potrebbe essere il loro fallimento se non prestano attenzione.

Hanno sicurezza di immergersi e sporcarsi le mani, saltare in situazioni sconosciute ed esplorare cose nuove.

Insieme alla loro fiducia, sanno che non c’è una strada verso il successo che possano seguire. Devono forgiare la propria strada e sono cauti, per non perdersi. Odiano il pensiero del fallimento ed accettano che è una possibilità reale.

Una simbiosi di fiducia e paura. Insieme ti spingeranno avanti. Ti spingeranno in avanti in un territorio sconosciuto e ti terranno sveglio durante il tuo percorso.

Per sviluppare la fiducia, è sufficiente esercitarsi, esercitarsi, esercitarsi, esercitarsi.
Per mantenere la paura, devi solo preoccuparti veramente di risolvere il problema. “Fare del proprio meglio” non dovrebbe essere lo standard per il successo personale: l’obiettivo finale è la soluzione del problema.

Nel tuo viaggio per diventare un grande risolutore di problemi avrai alti e bassi e commetterai errori. Impara da essi e persevera nel migliorarti.

Se continui a sviluppare i tuoi comportamenti di problem solving la tua lista di vittorie aumenterà di volta in volta.

Non posso garantirti che diventerai il miglior risolutore di problemi al mondo.

Ma per quanto mi riguarda puoi migliorare, sempre.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Ti potrebbe interessare anche…

Abitudini miglioraresempre.itIscriviti alla mia lista contatti e ricevi in regalo l’eBook:

“Abitudini – Come ottenere una vita di successo con disciplina e motivazione”. 

Agenda della Produttività

Per approfondire...

Sui miei canali social pubblico pensieri, video, aforismi per chi è appassionato di crescita personale e input motivazionali…se desideri segui MigliorareSempre sul tuo social preferito.

© 2019 miglioraresempre.it – Tutti i diritti sono riservati – P.IVA 04125090235 – R.E.A.: 414208 – PrivacyCookies Policy – Chi sono